Eravamo rimasti con il precedente articolo alla fine del periodo Tokugawa, vediamo adesso cosa accade dalla fine di quest’epoca fino praticamente ai giorni nostri.

Restaurazione Meiji:

 La decadenza del clan Tokugawa negli ultimi anni di shogunato fu netta e progressiva, ma essa da sola non sarebbe bastata per un cambio di leadership all’interno del paese. L’imperatore infatti, oltre ad essere molto giovane all’epoca dei fatti essendo nato nel 1852, era da tempo ridotto ad una condizione d’impotenza e senza aiuti esterni difficilmente i nemici interni dei Tokugawa avrebbero potuto avere la meglio.
Stranamente l’impulso iniziale di quella che cominciò come la Rivoluzione Meiji fu proprio di ammodernare il paese per renderlo meno vulnerabile e più forte di fronte allo strapotere industrializzato delle potenze occidentali ed uno degli scopi dichiarati era quello di scacciare con ogni mezzo gli stranieri dai possedimenti e dagli interessi giapponesi.
Uno degli scopi della Restaurazione era, formalmente, quello di sottrarre il potere allo Shogun per restituirlo al giovanissimo Imperatore, che però a cose fatte finì per rappresentare una pura guida spirituale, lasciando il potere reale nelle mani di una Oligarchia intellettuale, militare ed economica che rappresentava la vera motrice interna del movimento di insurrezione. In questa oligarchia spiccano Kido Takayoshi, Okubo Toshimichi e Saigo Takamori, questi ultimi due si ritroveranno contro, qualche anno dopo avere sconfitto i Tokugawa, nella ribellione di Satsuma (dalla quale prende vagamente spunto il noto film L’ultimo Samurai), tragicamente chiusa dal seppuku di Saigo a seguito della sconfitta nella decisiva battaglia di Shiroyama (1877).
Questo passaggio, così come quello che portò al potere Tokugawa Ieyasu (Battaglia di Sekigahara 1600) e di cui abbiamo già discusso nella prima parte, non fu indolore, ma anzi fu caratterizzato da una vera e propria guerra civile, detta guerra Boshin, fra quelli che erano ancora fedeli allo Shogun e quelli che sostenevano la Restaurazione Meiji.
Questa fase segnò la fine del periodo d’oro delle arti e del budo tradizionale in Giappone, e catapultò il paese in una nuova era di modernità e di occidentalizzazione, ma anche di politiche espansionistiche ed imperialiste culminate con il tragico epilogo della seconda guerra mondiale.

 

Epoca Moderna:

 Nel periodo Meiji la società Giapponese cambiò radicalmente in un periodo di tempo relativamente breve e a tali cambiamenti furono soggette anche le arti marziali, detronizzate del loro ruolo di sistema di addestramento, perfezionamento e formazione per la casta elitaria dei samurai, che fu definitivamente abolita come forza militare nel 1873 per editto imperiale in favore di un esercito nazionale, più moderno ed efficiente.
Le arti marziali furono inglobate in un nuovo sistema culturale, etico, pedagogico e talvolta propagandistico finalizzato a servire il nuovo modello di nazione che il Giappone si stava apprestando a diventare.
Nel 1895 per volontà del ministro dell’educazione e dell’imperatore Meiji in persona fu istituita la Dai Nippon Butoku Kai (Grande società giapponese di virtù marziale). Lo scopo era quello di standardizzare e regolamentare le tante discipline marziali esistenti in Giappone e di promuovere una rivisitazione, ad uso e consumo del nuovo potere costituito, della figura dei samurai e del loro codice di condotta.
E’ interessante notare che della parola Bushido (la via dell’uomo di guerra) non si trova praticamente nessuna traccia fino al XVIII secolo, non a caso molti dei suoi punti costituenti, vennero formalizzati durante la fine dello shogunato Tokugawa (1603-1868), a tal proposito l’opera più famosa arrivata fino a noi è probabilmente il già citato Hagakure.
Dopo la Restaurazione, il Bushido fu usato come strumento di propaganda dal governo e dall’esercito in un periodo che per il Giappone fu caratterizzato da forte espansionismo militare e durante il quale il Giappone si trovò coinvolto in diversi conflitti barbaramente sanguinosi come: la prima guerra sinogiapponese (1894-1895), il conflitto russo-giapponese (1904-1905), la seconda guerra sinogiapponese (1937-1945) e, infine, la seconda guerra mondiale (1941-1945).
E’ stato detto da diverse fonti autorevoli che gli eventi raccapriccianti che affollarono questi conflitti, uno per tutti l’atroce strage di Nanchino (1937), segnarono profondamente diverse generazioni di artisti marziali, il che forse contribuì alla riscoperta del valore originario della parola budo in cui il suffisso bu, che alla lettera significa marziale, si ottiene dall’unione di due ideogrammi che in realtà significano lancia e togliere, qualificando il budo come una via, un do per allontanare la violenza attraverso il miglioramento di sé.
Ad ogni modo alla fine della seconda guerra mondiale la spinta ideologica del Bushido così come era stato costruito si affievolì, complice anche la morte dell’imperatore Meiji (1912) e le ferite profonde che quasi mezzo secolo di guerra avevano inferto alla popolazione. L’episodio che segnò il tramonto definitivo del Bushido in giappone fu il suicidio dello scrittore Yukio Mishima avvenuto nel 1970 dopo un fallito tentativo di colpo di stato.

 

Il passaggio da Koryu a Gendai Budo:

E’ consuetudine raggruppare le arti marziali Giapponesi su base temporale in due categorie: Koryu (vecchia scuola) in opposizione a Gendai Budo. Nella prima categoria rientrano tutte quelle scuole di arti marziali attive già prima della Restaurazione Meiji, nella seconda categoria rientrano quelle scuole di arti marziali originate da eventi e personaggi successivi o contemporanei.
Alcune di queste nuove scuole furono figlie di un’opera di transizione abbastanza diretta a partire dalle vecchie discipline, questo è sicuramente vero nel caso del Judo, che è considerata una delle prime arti marziali moderne in tal senso e che fu fondata da Kano Jigoro, con fini principalmente pedagogici e formativi più che di indottrinamento, a partire dal più tradizionale Jujutsu, di cui il professor Kano era un raffinato e profondo conoscitore.
Molte di queste discipline, nella loro nuova versione incoraggiavano una visione più vicina allo sport che non alle arti marziali in senso stretto, è il caso del Kendo,  derivante dal Kenjutsu e dalle scuole di spada degli antichi samurai.
In questo stesso periodo ha origine il Karate moderno e, come abbiamo già visto, il suo cambio di denominazione che lo definisce ancora ora come la via della mano vuota, anche in questo caso fu il ministro dell’Istruzione, con l’aiuto del maestro Gichin Funakoshi, fondatore della scuola Shotokan, a promuovere la diffusione del Karate-do nella sua nuova e maggiormente nipponica, versione.
Fra queste figure di transizione, una di quelle più significative e forse più influenti nell’intero panorama delle arti marziali è senza dubbio Takeda Sokaku. Personaggio quasi mitologico nell’ambito delle arti marziali, figlio d’arte, cresciuto nell’ultimo periodo della guerra Boshin durante la quale suo padre era schierato attivamente dalla parte del perdente shogunato Tokugawa. Analogamente Takeda, durante la rivolta Satsuma si schierò dalla parte del perdente Saigo, senza però prendere parte agli scontri. Fu educato fin dall’infanzia al budo di famiglia ed a diverse scuole d’arma proprio da suo padre. In seguito alla proibizione per i samurai di portare armi la sua formazione si concentrò maggiormente sulle tecniche a mano nuda che divennero la base tecnica fondante della sua scuola personale, il Daito-Ryu Jujutsu, base tecnica di quello che diventerà Dayto-Ryu Aiki-jujitsu.

Fu proprio in questa scuola che conobbe e prese come allievo l’allora giovanissimo Ueshiba Morihei, prima che questi cominciasse il proprio movimento e la propria strada, che evolvendo negli anni diventerà l’Aikido, ma questa è un’altra storia…

 Paolo Riccardi