In tutte le discipline marziali e in molte altre discipline : dalla musica alla pittura, alla scultura, ho sempre considerato fondamentale il sacrificio oltre al talento e alla scintilla unica del genio. Il sacrificio assume in ogni contesto un aspetto unico che lo lega alla grandezza dell’impresa. Una forma di sacrificio può essere la dedizione, la fatica, ma quella che preferisco ,e che per me rende unico il gesto , è la consapevolezza del limite e la forza di affrontarlo,di affrontare la propria debolezza, la propria paura, il dolore o il rischio di insuccesso. Esistono molti modi di approccio e di “ valutazione” e questo dipende dalla cultura , dalla religione, dalla filosofia , ma tutti le realtà gli riconoscono un valore.

C’è un grosso legame fra il sacrificio e la purificazione e Il miglior modo di espressione di questo aspetto perme è il misogi. Il Dio Izanagi si immerse nel mare per purificarsi dalle scorie della morte, dopo il suo ritornodall’oltre tomba ( Yomi ) .Durante la nostra ricerca, la nostra pratica, cerchiamo la vera vittoria su noi stessi (Masakatsu-Agatsu-Katsu-Hayabi ) capendo il nostro limite , fisico o mentale, riusciamo a capire quello checerchiamo , come affrontarlo. Questa scoperta rimane comunque dolorosa e la consapevolezza crea ancora attrito fra il nostro essere e quello che ci siamo immaginati di essere . Ho cercato e creduto che il sacrificio fisico fosse il modo per dare valore alle azioni ,alle cose, lo facevano nel medioevo per diventare cavalieri o samurai. Lo fanno I missionari , lo ha fatto Gandhi per il suo popolo. Lo hanno fatto più recentemente dei tecnici della centrale di Fukushima, lo fanno quotidianamente le madri di bambini poco fortunati e tutto questo va oltre l’espiazione. Il valore di uno stato va oltre al risultato e all’affermazione sugli altri e la ricercadella sostanza delle cose non è più una semplice questione di affermazione sociale .

Quest’inverno abbiamo praticato misogi approfittando del primo mese dell’anno e di buone condizioni climatiche . Tutto il Dojo ha partecipato all’organizzazione e all’allestimento, chi per sfida con me, chi con se stesso, chi solo per la novità. Alle otto di mattina c’erano sei gradi sotto zero e comunque 25 persone sonovenuti alla lezione. Il clima era buono, un pò di diffidenza sulla reale necessità e validità all’inizio c’era. Fatto il misogi , però tutti I praticanti avevano percepito non solo la sfida , ma avevano iniziato a capire che, attraverso un piccolo sacrificio , potevano scendere più in profondità ; la frizione fra la comodità di una caldapalestra e una lezione in costume in terrazza ha stimolato nuove energie e una maggior consapevolezza della respirazione, concentrazione . La percezione del freddo poteva cambiare e era cambiata. Questa lezione mi ha dato una grossa soddisfazione. Non so esattamente cosa sia rimasta a tutti, ma il misogi era diventato un mezzo per capire , uscire dal sacrificio nella sola versione fisica , guardare il significato della “purificazione”, ricondurre la via sulla direzione della ricerca più lontana dalla sola affermazione del nostro io.

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